{"id":138,"date":"2026-02-01T04:06:00","date_gmt":"2026-02-01T04:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/?p=138"},"modified":"2026-02-02T09:46:30","modified_gmt":"2026-02-02T09:46:30","slug":"un-viaggio-nel-tempo-grazie-ai-quasar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/?p=138","title":{"rendered":"Un viaggio nel tempo grazie ai Quasar"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Uno studio su Physical Review Letters descrive una tecnica per calcolare la distanza e l&#8217;et\u00e0 dei Quasar a partire dalle variazioni periodiche della loro luce. In questo modo si potrebbero ricostruire la struttura dell&#8217;Universo poco dopo il Big Bang.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Uno sguardo all\u2019Universo poco dopo il Big Bang, quando era molto pi\u00f9 piccolo di come \u00e8 oggi. E\u2019 quello che ha ottenuto un gruppo di ricercatori statunitensi e sudafricani, studiando la luce emessa dai Quasar (QUASi-StellAR radio source), tra gli oggetti pi\u00f9 luminosi&nbsp; dell\u2019Universo, probabilmente costituiti da galassie attive con al centro un buco nero supermassiccio.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli studiosi hanno misurato le variazioni di luminosit\u00e0, nel corso di centinaia di giorni, di 14&nbsp;<strong>quasar<\/strong>&nbsp;di cui \u00e8 noto il redshift: lo spostamento verso il rosso delle righe spettrali dovuto all\u2019effetto Doppler, che \u00e8 quindi una misura indiretta della distanza di questi oggetti e della velocit\u00e0 a cui si allontantano da noi.&nbsp; Gli studiosi si sono accorti che l\u2019andamento della variazione della loro luce, una volta fatte le correzioni dovute ai diversi redshift, era uguale per tutti i Quasar analizzati. \u201c\u00c8 come se ci fosse un regolatore di luce su di loro, con qualcuno che lo gira a sinistra e poi a destra\u201d ha detto&nbsp;<strong>Glenn Starkman<\/strong>, professore di Fisica alla Case Western Reserve University, in Ohio, e autore dello studio, pubblicato quest\u2019estate su&nbsp;<em>Physical Review Letters<\/em>.&nbsp; \u201cLa tendenza generale era sorprendentemente uguale per tutti i quasar\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto, la tecnica permette di misurare il redhift (e la distanza) di altri Quasar. Misurando la velocit\u00e0 con cui la luce di un quasar sembra variare e confrontandola al ritmo di variazione \u201cstandard\u201d trovato in questi 14 oggetti campiom, \u00e8 possibile dedurre il suo redshift. Conoscere questa misura consente agli scienziati di calcolare la dimensione relativa che aveva l\u2019Universo da quando la luce dei quasar \u00e8 stata emessa rispetto ad oggi. Pi\u00f9 grande \u00e8 il redshift, pi\u00f9 lontana e vecchia \u00e8 la sorgente luminosa: \u201cSe potessimo misurare i redshift di milioni di quasar, li potremmo usare per mappare le strutture dell\u2019Universo fino a grandissime distanze\u201d continua Starkman.<strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Gli astronomi hanno da sempre utilizzato le variazioni di luce di supernovae per misurare l\u2019espansione dell\u2019Universo. Questo gruppo di stelle ha un redshift fino a 1,7 e questo valore equivarrebbe a quando l\u2019Universo era 2,7 volte pi\u00f9 piccolo di oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>I quasar, invece, sono pi\u00f9 vecchi e pi\u00f9 lontani, e sono stati misurati con un redshift fino a 7.1, il che significa che hanno emesso la luce che stiamo vedendo quando l\u2019Universo era 1\/8 della dimensione attuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Se questo metodo risulter\u00e0 applicabile anche a valori pi\u00f9 elevati di redshift, gli scienziati potrebbero avere milioni di marcatori per tracciare l\u2019espansione dell\u2019Universo a grandi distanze e nelle sue prima fasi di vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno studio su Physical Review Letters descrive una tecnica per calcolare la distanza e l&#8217;et\u00e0 dei Quasar a partire dalle variazioni periodiche della loro luce. In questo modo si potrebbero ricostruire la struttura dell&#8217;Universo poco dopo il Big Bang. 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