{"id":27,"date":"2026-02-01T23:48:00","date_gmt":"2026-02-01T23:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/?p=27"},"modified":"2026-02-02T09:46:30","modified_gmt":"2026-02-02T09:46:30","slug":"monte-daccoddi-la-verita-su-un-mistero-sardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/?p=27","title":{"rendered":"Monte d\u2019Accoddi &#8211; La verit\u00e0 su un mistero sardo"},"content":{"rendered":"[et_pb_section admin_label=&#8221;section&#8221;]\n\t\t\t[et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;]\n\t\t\t\t[et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_text admin_label=&#8221;Text&#8221;]\n<p>\u00c8 il 1954 quando l\u2019archeologo Ercole Contu fece alcuni scavi intorno a una bizzarra collinetta al centro di un\u2019area pianeggiante e poca distanza dal mare, giusto a nord di Sassari. Quello che scopr\u00ec \u00e8 un mistero che gli sopravvive e che continua a stregarci tutt\u2019oggi. Le opere di sbancamento, infatti, fecero emergere un\u2019imponente ed enigmatica struttura a gradoni.<\/p>\n\n\n\n<p>La leggenda narra che un principe mesopotamico, esule in Sardegna, fece costruire questo imponente altare dedicato al culto della luna, in contrasto con le ziqqurat mesopotamiche, tradizionalmente orientate al culto del sole. Ma come \u00e8 stato da tempo accertato, la similitudine con le famose \u201cpiramidi a gradoni\u201d provenienti dalla Mezzaluna fertile non hanno una base storica. Tutto ci\u00f2 che fino ad ora gli archeologi sono riusciti a scoprire \u00e8 che la struttura potrebbe essere un altare edificato dalla civilt\u00e0 Abealzu-Filigosa in epoca prenuragica a partire dal 3000 a.C. e pi\u00f9 volte rimaneggiata. Le funzioni per\u00f2 dell\u2019edificio rimangono avvolte dal mistero.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019archeologia ufficiale da tempo si interroga sugli scopi per i quali venne edificato l\u2019edificio, l\u2019unica conclusione sulla quale sono riusciti a concordare \u00e8 l\u2019utilizzo dell\u2019\u201caltare\u201d per riti propiziatori alla fertilit\u00e0 della terra. Quello che per\u00f2 da tempo lamentano gli esperti locali \u00e8 una mancata capacit\u00e0 entrare in sintonia con la percezione degli antichi riguardo all\u2019attuazione di tali riti, e quindi di voler forzare la comprensione in un\u2019ottica moderna da parte degli studiosi ufficiali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">Secondo Giorgio Lecchi, un appassionato di civilt\u00e0 preistoriche di Sassari, che da tempo si dedica alla ricerca della verit\u00e0 per quanto riguarda Monte d\u2019Accoddi: \u201cIn tale zona convergono forze, energie, sia dall\u2019alto che dal basso, di solito sono luoghi che sono attraversati da acque sotterranee, orientati astronomicamente, zone vulcaniche, dove si trovano o vengono utilizzate pietre con determinate percentuali di radioattivit\u00e0\u201d. Insomma, quello che emerge \u00e8 che le ricerche stanno fondamentalmente ignorando il ruolo che la struttura aveva come ponte tra l\u2019uomo e la divinit\u00e0, e che invece sembra essere un fattore fondamentale della vicenda. Secondo Lecchi, infatti, la capacit\u00e0 degli antichi di percepire queste forze convergenti permise di \u201ccosmizzare\u201d il territorio su cui andavano a costruire, cio\u00e8 renderlo sacro e specchio del cielo, adatto a officiare I propri riti. \u201cCi sono discipline come l\u2019archeoacustica, la radioestesia e altre scienze, hanno dimostrato che esistono, effettivamente, suoni particolari, vibrazioni, radiazioni che influiscono sul cervello e sullo stato psicofisico dell\u2019individuo e che venivano utilizzate nei riti antichi, per creare appunto questi ponti. L\u2019archeologia dovrebbe approfondire questi discorsi piuttosto che fare una caccia alle streghe.\u201d<\/p>\n[\/et_pb_text][\/et_pb_column]\n\t\t\t[\/et_pb_row]\n\t\t[\/et_pb_section]","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 il 1954 quando l\u2019archeologo Ercole Contu fece alcuni scavi intorno a una bizzarra collinetta al centro di un\u2019area pianeggiante e poca distanza dal mare, giusto a nord di Sassari. Quello che scopr\u00ec \u00e8 un mistero che gli sopravvive e che continua a stregarci tutt\u2019oggi. Le opere di sbancamento, infatti, fecero emergere un\u2019imponente ed enigmatica [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":34,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"<!-- wp:paragraph -->\n<p>\u00c8 il 1954 quando l\u2019archeologo Ercole Contu fece alcuni scavi intorno a una bizzarra collinetta al centro di un\u2019area pianeggiante e poca distanza dal mare, giusto a nord di Sassari. Quello che scopr\u00ec \u00e8 un mistero che gli sopravvive e che continua a stregarci tutt\u2019oggi. Le opere di sbancamento, infatti, fecero emergere un\u2019imponente ed enigmatica struttura a gradoni.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>La leggenda narra che un principe mesopotamico, esule in Sardegna, fece costruire questo imponente altare dedicato al culto della luna, in contrasto con le ziqqurat mesopotamiche, tradizionalmente orientate al culto del sole. Ma come \u00e8 stato da tempo accertato, la similitudine con le famose \u201cpiramidi a gradoni\u201d provenienti dalla Mezzaluna fertile non hanno una base storica. Tutto ci\u00f2 che fino ad ora gli archeologi sono riusciti a scoprire \u00e8 che la struttura potrebbe essere un altare edificato dalla civilt\u00e0 Abealzu-Filigosa in epoca prenuragica a partire dal 3000 a.C. e pi\u00f9 volte rimaneggiata. Le funzioni per\u00f2 dell\u2019edificio rimangono avvolte dal mistero.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph -->\n<p>L\u2019archeologia ufficiale da tempo si interroga sugli scopi per i quali venne edificato l\u2019edificio, l\u2019unica conclusione sulla quale sono riusciti a concordare \u00e8 l\u2019utilizzo dell\u2019\u201caltare\u201d per riti propiziatori alla fertilit\u00e0 della terra. Quello che per\u00f2 da tempo lamentano gli esperti locali \u00e8 una mancata capacit\u00e0 entrare in sintonia con la percezione degli antichi riguardo all\u2019attuazione di tali riti, e quindi di voler forzare la comprensione in un\u2019ottica moderna da parte degli studiosi ufficiali.<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->\n\n<!-- wp:paragraph {\"fontSize\":\"small\"} -->\n<p class=\"has-small-font-size\">Secondo Giorgio Lecchi, un appassionato di civilt\u00e0 preistoriche di Sassari, che da tempo si dedica alla ricerca della verit\u00e0 per quanto riguarda Monte d\u2019Accoddi: \u201cIn tale zona convergono forze, energie, sia dall\u2019alto che dal basso, di solito sono luoghi che sono attraversati da acque sotterranee, orientati astronomicamente, zone vulcaniche, dove si trovano o vengono utilizzate pietre con determinate percentuali di radioattivit\u00e0\u201d. Insomma, quello che emerge \u00e8 che le ricerche stanno fondamentalmente ignorando il ruolo che la struttura aveva come ponte tra l\u2019uomo e la divinit\u00e0, e che invece sembra essere un fattore fondamentale della vicenda. Secondo Lecchi, infatti, la capacit\u00e0 degli antichi di percepire queste forze convergenti permise di \u201ccosmizzare\u201d il territorio su cui andavano a costruire, cio\u00e8 renderlo sacro e specchio del cielo, adatto a officiare I propri riti. \u201cCi sono discipline come l\u2019archeoacustica, la radioestesia e altre scienze, hanno dimostrato che esistono, effettivamente, suoni particolari, vibrazioni, radiazioni che influiscono sul cervello e sullo stato psicofisico dell\u2019individuo e che venivano utilizzate nei riti antichi, per creare appunto questi ponti. L\u2019archeologia dovrebbe approfondire questi discorsi piuttosto che fare una caccia alle streghe.\u201d<\/p>\n<!-- \/wp:paragraph -->","_et_gb_content_width":"1280","footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-27","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news","et-has-post-format-content","et_post_format-et-post-format-standard"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=27"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":201,"href":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27\/revisions\/201"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=27"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=27"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.scienzainfusa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=27"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}